
“Console”
o tavola bassa incastonata in struttura di ferro forgiato che segue la forma del mosaico.
Il motivo raffigura fiori d’acanto.
CARTAGINE (Museo del Bardo)
Dimensioni : 33 cm, L 135 cm
Appassionata alla lettura, fu a Torino, che giovanissima, iniziai a lavorare nella più grande libreria della città e così durante quegli anni ebbi la fortuna di crearmi una buona cultura letteraria. Lasciai la libreria quando l’editore Livio Garzanti mi offrì l’esclusiva per gli abbonamenti della bellissima rivista “I’Illustrazione Italiana”.
A 25 anni rientrai a Roma, mia città natale, dove aprii nel quartiere degli antiquari, in Via dei Coronari, un negozio di oggetti regalo e di decorazione classici e moderni di preziosa fattura, realizzati da artigiani fiorentini. Tra i miei clienti abituali e di vicinanza Indro Montanelli e Mario del Monaco.
A Roma incontrai il regista Enzo Muzii che incoraggiò il mio gusto per la fotografia invitandomi ad essere aiuto fotografo di scena sul set del film che stava girando “Una macchia rosa” candidato al Festival di Berlino. Interpreti principali Giancarlo Giannini e Valeria Moriconi. Un’esperienza che mi appassionò.
Continuai scelta da Eduardo de Filippo per le fotografie di scena durante le prove della sua commedia “Il contratto”. Attori principali Pupella e Beniamino Maggio.
Da allora Eduardo mi onorò della sua amicizia dandomi l’esclusiva fotografica anche per momenti speciali e intimi della sua vita privata. Quest’ultime, tutt’ora inedite, avevo previsto di metterle nelle mani di Luca, suo figlio, purtroppo la sua improvvisa scomparsa me lo impedì.
Fu così che mi specializzai in ritratti in bianco e nero. Contemporaneamente mi fù proposto un servizio fotografico per Harper’s Bazaar Americano, una collezione di Pellicce Alta Moda che ambientai nella campagna romana e nei giardini di Villa Borghese.
Nasceva in quel momento la rivista “Vogue Uomo” che mi affidò un reportage sul tema “Padri e Figli”. Proposi tra le mie conoscenze Eduardo de Filippo, Mario Soldati e il maestro Carlo Maria Giulini.
Accettarono con piacere e ognuno di loro, con i rispettivi figli mi accolse nel proprio ambiente e mi ringraziarono per il risultato dicendomi “sarà un bellissimo ricordo per la vita”.
Frequentando l’ambiente culturale romano e quello della decorazione mi trovai un giorno per caso nell’atelier di un vecchio Maestro di mosaico del Vaticano ormai in pensione. Ebbi un vero colpo di fulmine per quel mestiere così creativo e in via di sparizione. Decisi in quello stesso momento di farne il lavoro per la mia vita futura applicandolo alla decorazione.
Convinsi il Maestro molto reticente ad insegnarmi almeno i gesti elementari per il taglio delle tessere, a darmi dei consigli e lasciarmi fare un po’ di pratica nel suo atelier almeno per due settimane.
Accettò, sfinito dalla la mia insistenza, e quando ci lasciammo mi incoraggiò dicendomi: “hai un dono con la martellina, continua con il mosaico …”, cosi mi lanciai.
Tra i miei primi clienti in Italia i registi Francesco Rosi, Luigi Comencini e lo stilista André Laug.
Era il 1984 e per motivi personali mi trasferii a Parigi animata dalla mia nuova passione. Presi contatto con i migliori architetti decoratori del momento tra cui Alberto Pinto, David Hicks, Henry Garelli, Pierre-Hervé Walbaum, che non avevano abitudine al mosaico. Furono piacevolmente sorpresi e subito lo utilizzarono seguendo anche i miei consigli. Alberto Pinto lo applicò ad alcuni dei suoi progetti tra cui uno a Los Angeles e un secondo in Israele. Seguirono altri clienti come la Famiglia Dassault, Yves Saint Laurent, Jean-Claude Gìtrois, Geonge Rech e privati meno noti.
Contemporaneamente, per mio piacere, mi cimentai a riprodurre in mosaico, mescolando marmi, smalti, colorando cemento e sabbia, opere di Picasso, Arroyo e Mario Schifano.
Ebbi nel frattempo un ordine prestigioso: il tavolo per il Salone Presidenziale del Sultano del Brunei. Il suo architetto lo aveva progettato rotondo, del diametro di 6 mt. in marmo “sivec” (il più prezioso dei marmi bianchi), in cui incastonare un mosaico d’ispirazione orientale, da riprodurre anche nello spessore del bordo. Fu necessario realizzarlo in quattro parti e prepararlo per poterlo ricomporre sul luogo. Il Sultano inviò il suo aereo privato per il trasporto.
Nel gennaio del 1989 dall’Italia mi contattò lo “Studio Luigi Sturchio & Partners” per affidarmi la realizzazione di due mosaici decorativi da installare nella sala da pranzo della nave personale dell’allora Ingegnere-Architetto del Re dell’Arabia Saudita, il Signor Rafic Hariri, che divenne in seguito Primo Ministro del Libano. La nave “Lady Moura” era in costruzione nei famosi Cantieri Blohm + Voss nel porto di Amburgo.
I mosaici dovevano rappresentare due differenti scene della Navigazione sul Nilo nell’Egitto Antico, la prima era la riproduzione di un illustrazione del National Geographic, mentre la seconda doveva essere mio compito crearla mantenendo e completandone il tema.
I pannelli di 8mq furono posizionati sulle pareti della sala da pranzo(130mq) ai capi di un tavolo lungo 25 metri.
Fotografare a bordo era proibito, ma sono riuscita all’ultimo momento a scattare alcune fotografie come ricordo del mio lavoro, della nave, del porto e della stupenda città di Amburgo.
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Essendo stata più volte sollecitata all’insegnamento, creai nel 1991 la mia prima Scuola Atelier nel cuore di Parigi, grazie al Sindaco della città, allora Monsieur Jacques Chirac che mise a mia disposizione gratuitamente per sei mesi dei locali in attesa che trovassi una sistemazione definitiva. La mia esigenza era di avere la Scuola nel centro cittadino a piano terra e la trovai nel meraviglioso quartiere della Rive Gauche in Saint–Germain-des-Prés, consapevole che sarebbe stata provvisoria in attesa di averne in seguito una più spaziosa. Ci rimasi circa tre anni, bellissimi, circondata dall’armonia che si era creata intorno a me.
Indimenticabile in quel periodo fu l’incontro a fine dicembre 1993 con Monsieur Philippe Séguin allora Presidente dell’Assemblea Nazionale. Ammirò il mio lavoro e feci per lui, negli anni seguenti, alcuni mosaici, di cui uno specialissimo, penso il suo preferito: uno dei manifesti simbolo dell’inaugurazione dello “Stade de France”.
Fu un bellissimo rapporto di stima reciproca, soprattutto epistolare, che conservo con emozione e che continuò per diversi anni, fino alla sua scomparsa nel gennaio 2010 mentre era in carica come “Premier Président de la Court des Comptes”.
Per il mio l’ultimo atelier mi aiutò la fortuna, quando per caso, venni a sapere che era libero un appartamento di 110 mq al piano terra di un palazzo storico le cui grandi finestre si affacciavano sulla prestigiosa Rue du Faubourg Saint-Honoré. Era ideale per il mio scopo di farne “casa e bottega”. Furono 25 anni intensi di lavoro e di vita indimenticabili.
Il 10 aprile del 2007 mi arrivò un inaspettato riconoscimento. Fui insignita, dal Ministro della Cultura, di una delle più alte onorificenze di Francia: Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres.
Ero ormai a Parigi da trent’anni e pensavo sempre con amore all’Italia. Mi mancava sempre di più e mi mancavano anche le persone e i luoghi a cui ero rimasta legata. Improvvisamente il mio destino se ne occupò quando alla fine del 2014 giunse a tutti gli inquilini la notizia che l’immobile era stato venduto all’Ambasciata del Canada. Scelsi Torino, dove avevo vissuto, nel bene e nel male, una parte della mia giovinezza e da cui mancavo da circa 50 anni.
Ormai sono residente in questa città che continua a incantarmi per la sua bellezza.
Spero di poter far conoscere i miei mosaici anche in Italia e comunque vada, per rassicurarmi mi affido alla frase detta da
Domenico il Ghirlandaio, maestro di Michelangelo:
“Il mosaico è la vera pittura per l’eternità”.
Diana di Colloredo Mels
Allieva dei Maestri del Vaticano
Cavaliere dell’ Oridne delle Arti e delle Lettere
RASSEGNA STAMPA











